Proprietà Intellettuale: AIIP esprime perplessità sulla proposta IPRED2
(16 mar 2007) - La proposta di direttiva sulle
misure penali per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (nota come
“IPRED2”), attualmente in discussione al Parlamento Europeo, solleva
forti perplessità, sia per la mancanza di proporzionalità, sia perché sembra
diretta ad estendere la responsabilità degli ISP ed a criminalizzare gli utenti
finali che utilizzano Internet.
Infatti, nel testo presentato al Parlamento, le disposizioni penali contenute
nella proposta IPRED2 si applicherebbero genericamente a ogni tipo di violazione
dei diritti di proprietà intellettuale, siano essi ipotesi di contraffazione
fisica che pirateria digitale online, in quanto, secondo la Commissione (i.e. il
Consiglio dei Ministri europeo), entrambe sono legate alla criminalità
organizzata.
In altre parole, la Commissione, anziché riservare le sanzioni penali più
gravi alla contraffazione ed alla pirateria a scopo fraudolento messe in atto
dalle organizzazioni criminali, si appresterebbe ad equiparare a tale
comportamento, lo scambio on line tra privati di file contenenti film, musica e
altre opere protette.
AIIP ed Assoprovider, pur condividendo le forti preoccupazioni dei
titolari dei diritti di proprietà individuale circa la massiccia violazione dei
loro diritti, non ritiene opportuno il ricorso alle sanzioni penali a carico
degli utenti di Internet. Tale soluzione – anche in passato – non si è
dimostrata efficace, come ci ha insegnato la stessa esperienza italiana. Al
contrario, se le sanzioni penali venissero limitate alle sole violazioni su
scala commerciale - come già accade in molti altri Paesi europei - i fornitori
di accesso ad Internet avrebbero certamente la possibilità di cooperare con i
titolari dei diritti, al fine di informare i propri clienti circa le supposte
violazioni rilevate dai titolari dei diritti stessi. Di conseguenza, le sanzioni
amministrative potrebbero essere applicate in seguito ad una denuncia degli
interessati, alla autorità amministrativa.
La proposta di direttiva IPRED2, invece, è accompagnata da forti pressioni,
soprattutto da parte dei detentori dei diritti di proprietà intellettuale,
tutte tese ad eliminare - dai requisiti necessari per avere un illecito penale -
la “scala commerciale” e l’intenzionalità della violazione. Si punta in
questo modo ad estendere all’intera Europa, un modello che ha ampiamente
provato la propria inadeguatezza.
Le Associazioni dei provider Italiani, ritengono inoltre che, nella sua attuale
formulazione, la proposta potrebbe non solo criminalizzare gli utenti di
Internet, ma far si che la mera fornitura di una tecnologia o di un servizio che
ha usi sia leciti che illeciti, possa essere considerata reato penale. Tutto
questo, con effetti disastrosi sull'innovazione nel settore delle tecnologie e
dei servizi dell’ informazione e della comunicazione.
Infatti, quella proposta comunitaria si puo’ prestare ad estendere la
responsabilità, anche ai fornitori di connettività e di servizi della società
dell’informazione, in netto contrasto con la direttiva sul commercio
elettronico, che prevede invece espressamente l’esclusione di “obblighi di
sorveglianza” da parte dei fornitori di connettività.
Se questo avvenisse, verrebbero inopinatamente resuscitati i cosiddetti
“sceriffi delle rete” - già precedentemente affossati dal Parlamento
Italiano, in sede di revisione della “Legge Urbani”.
Non da ultimo, AIIP ed Assoprovider esprimono totale contrarietà all’ipotesi
di “squadre investigative comuni” -cui parteciperebbero anche i titolari dei
diritti che verrebbero cosi ad acquisire direttamente informazioni personali
sull’attività in rete dei clienti dei fornitori di servizi della società
dell’informazione.
Per tutti questi motivi, e pur esprimendo apprezzamento per le proposte di
emendamento agli Articoli 2, 3 e 7 inizialmente presentati dall’Onorevole
Nicola Zingaretti, Relatore al Parlamento Europeo della proposta di direttiva
IPRED2, in relazione alla definizione di scala commerciale, violazione
intenzionale e squadre investigative comuni, AIIP e Assoprovider non possono che
manifestare la propria preoccupazione che eventuali ripensamenti dell’ultimo
minuto, introducano modifiche che costringerebbero i fornitori di servizi ad
operare non solo come “sceriffi”, ma anche come “giustizieri della rete”.
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