AIIP: critiche alla divisione Open Access di Telecom Italia
(14 apr 2009) - Nell’Assemblea dei soci Telecom tenutasi l’8 aprile, l’A.D. Franco Bernabè avrebbe affermato che la creazione da parte di Telecom Italia della divisione Open Access e l'approvazione da parte di Agcom degli impegni volontari assicurerebbero un'effettiva parità di trattamento nell'accesso alla rete, «chiude definitivamente il dibattito sulla separazione della rete di accesso» e che così «Viene … a mancare il motivo del potenziale contendere - la rete di Telecom viene offerta a condizioni non discriminatorie a tutti gli operatori, con tangibili benefici anche per i consumatori».
AIIP, associazione che raggruppa oltre 50 operatori del settore che
fatturano 2,5 miliardi di euro ritiene che tali affermazioni siano infondate. In
primis va precisato che Agcom non ha mai affermato che Open Access
assicura l’effettiva parità di trattamento.
Al contrario, Open Access istituzionalizza la disparità di trattamento, in
quanto con l’attuale scelta organizzativa solo la divisione retail di TI tratta
direttamente con Open Access, mentre i concorrenti devono transitare da una
divisione intermedia (wholesale) i cui costi sono a carico degli operatori
alternativi, mentre avrebbero dovuto essere ripartiti anche sulla divisione
retail di TI.
AIIP ritiene che tale discriminazione sia così evidente che la stessa
denominazione Open Access è un ossimoro che istituzionalizza e legittima la
disparità di trattamento tra i concorrenti e Telecom Italia.
La discriminazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i costi della
divisione intermedia, frapposta artificiosamente solo ai concorrenti, sono a
carico esclusivo di questi ultimi, mentre, nell’attuale scelta organizzativa, i
costi della divisione Wholesale dovrebbero essere ripartiti anche sulla
divisione retail e non rimanere solo a carico degli operatori alternativi.
Open Access è così nata con seri limiti, e non si può onestamente sostenere che
con essa “si chiude il dibattito sulla separazione della rete di accesso”
e che “viene a mancare il motivo del potenziale contendere”.
Tale difetto originario di Open Access è già sufficiente a considerare gli
impegni come irrilevanti ai fini dell’Analisi di Mercato e insuscettibili di
giustificare una vacanza regolamentare per la futura NGAN.
Inoltre, la trasparenza sui prezzi di trasferimento dei servizi forniti da Open
Access alla divisione Retail e ai concorrenti non è di per sé garanzia di parità
di trattamento economico, in quanto non vi è alcun obbligo che tali prezzi siano
orientati ai costi. La mancanza di tale obbligo lascia infatti extraprofitti
alla divisione rete di Telecom impendendone il trasferimento al mercato e ai
consumatori. In nessun caso, quindi, tale misura può essere considerata
sostitutiva degli obblighi di regolamentazione che discenderebbero dall’Analisi
di Mercato.
Va infine sottolineato che, per espressa dichiarazione di Telecom, gli impegni
sono volti alla sospensione di 7 procedimenti sanzionatori per violazioni
gravissime, reiterate e di lunga durata, a suo carico.
TI ha trovato il biglietto vincente alla lotteria. Ma non si sostenga che grazie
ad una Open Access che istituzionalizza e legittima la disparità di trattamento
tra gli OLO e Telecom Italia retail si possano abbandonare le ipotesi di
scorporo della rete e scongiurare ogni ipotesi di regolamentazione sulle nuove
reti NGAN di accesso a banda larghissima.
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