Studio Avaya: In Europa e in Italia vince il telelavoro
(16 giu 2009) -
Secondo i lavoratori italiani, il lavoro flessibile produce effetti importanti
sui livelli di occupazione: l'82% ritiene infatti che possa favorire la
creazione di nuovi posti di lavoro, la conservazione dei posti esistenti e la
reintegrazione di coloro che si riaffacciano al mondo del lavoro. Viene inoltre
considerata un’ottima opportunità, poiché permetterebbe di gestire più
facilmente impegni di vario tipo (i medici ad esempio) senza sottrarre tempo al
lavoro (secondo il 66% degli intervistati) e di lavorare in modo più
soddisfacente e felice (secondo il 51%).
I risultati evidenziati sono emersi da uno studio indipendente commissionato da
Avaya e realizzato dalla società di ricerca Dynamic Markets. Lo
studio, dal titolo 'Flexible Working 2009', delinea nello
specifico il feedback fornito da oltre 3.500 lavoratori di tutta Europa, in
particolare Francia, Spagna, Germania, Italia, Russia e Regno Unito.
La convinzione che il lavoro flessibile possa contribuire ad un rafforzamento
dei mercati del lavoro è particolarmente radicata in Russia (91%), Spagna (87%)
e Regno Unito (88%), ma anche molti italiani (82%) ne sono convinti. Sul piano
microeconomico, il 33% degli intervistati in Italia ritiene che i lavoratori
flessibili possano far risparmiare denaro alle aziende, visto che queste figure
non sono costantemente presenti in ufficio.
Secondo gli intervistati italiani i lavoratori flessibili sono più produttivi
(48%). Inoltre, il 37% ritiene che questa categoria si impegni ancora più a
fondo durante l'orario di lavoro. Anche la maggiore lealtà è un fattore
sottolineato, anche se non predominante nelle risposte (24%).
“Sarebbe troppo semplicistico affermare che il lavoro flessibile rappresenti
la perfetta soluzione per tutti i Paesi europei alle prese con i problemi della
disoccupazione, ed è davvero sorprendente vedere quante persone lo ritengano un
metodo fondamentale per creare posti di lavoro e far prosperare le economie. Per
quanto mi riguarda ritengo che l'attuale crisi economica possa portare le
aziende a rivedere le modalità di un approccio intelligente alla forza lavoro
utilizzando la flessibilità come elemento pratico ed efficiente in termini di
costi per fidelizzare il personale valido e di talento che si trova a dover
equilibrare altre tipologie di impegno”, ha sottolineato Michael Bayer,
President Field Operations, EMEA.
Nonostante il 95% degli intervistati in Europa abbia associato al lavoro
flessibile almeno una delle seguenti qualità – soddisfazione, produttività e
forte dedizione – i fattori ritenuti chiave affinché i datori di lavoro
implementino questo approccio sono costituiti dall'aumento della produttività
(59%) e dalla volontà di mantenere attive anche le risorse talentuose alle prese
con impegni famigliari (59%). Per la metà degli intervistati i vantaggi sono
percepibili anche in termini dei costi sostenuti dal datore di lavoro; una
quantità significativa (34%) ritiene infine motivante vedere i casi di successo
che hanno funzionato presso altre realtà aziendali.
“Non si tratta solo di coloro che hanno già adottato il lavoro flessibile e
ne decantano i vantaggi; abbiamo scoperto che la differenza di opinione fra i
dipendenti flessibili e quelli che non lo sono è davvero minima in termini di
benefici percepiti”, ha sottolineato Bayer. “Esiste a volte la percezione
che il management possa essere riluttante nei confronti della flessibilità per
via di temi inerenti la fiducia. La realtà è che il 55% dei senior manager
ritiene che i lavoratori flessibili siano più produttivi, e il 52% sostiene che
essi dedichino più impegno al lavoro”.
Anche l'aspetto legislativo potrebbe rivelarsi determinante nell'applicazione
del modello flessibile. Fra coloro che attualmente non lavorano secondo uno
schema flessibile, il 66% degli italiani ha ammesso che supporterebbe questo
approccio se fossero introdotte norme ad hoc nel proprio Paese – in particolare
i genitori e coloro che sono in attesa del primo figlio.
In particolare l’81% dei dipendenti (più che in ogni altro paese in Europa)
sarebbe disposto a prendere in considerazione una riduzione di stipendio a
fronte della possibilità di lavorare flessibilmente. In media gli italiani
sarebbero pronti a sacrificare il 12% dello stipendio.
Ai fini del presente studio, si definisce lavoro flessibile una situazione in
cui i dipendenti non sono tenuti a lavorare durante ore prestabilite né essere
fisicamente presenti in azienda, bensì liberi di decidere flessibilmente
l'orario e il luogo dove svolgere il proprio lavoro.
Note
I risultati del sondaggio, le tabelle e il materiale fotografico sono
consultabili al link
https://www.avaya.co.uk/gcm/emea/en-us/hottopics/registration_form.htm&Filter=URII:/emea/en-us/Repository/_2009568115513565&CID=PR_UKPC019
.
Un campione di 3.518 interviste è stato raccolto presso i dipendenti di aziende
di sei Paesi: Francia, Germania, Italia, Russia, Spagna e Regno Unito. Sono
state eseguite circa 500 interviste per ciascun Paese, ad eccezione del Regno
Unito dove il numero sale a circa 1.000.
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