Cisco pubblica il suo primo report sul panorama mondiale della sicurezza
(07 gen 2008) -
L’edizione 2007 prende in esame le minacce di sicurezza relativamente a sette
categorie di rischio, include previsioni per il 2008 e presenta linee guida
formulate dai principali esperti di sicurezza dell’azienda
Milano – Con l’obiettivo di fare luce sulle principali tendenze in tema di
security, Cisco ha recentemente diffuso il suo primo report annuale sulla
situazione globale della sicurezza. Il documento evidenzia i crescenti rischi e
le sfide che aziende, governi e consumatori devono affrontare e propone
suggerimenti per difendersi.
Il Cisco Annual Security Report 2007, diffuso contemporaneamente al lancio della
versione aggiornata del sito Cisco Security Center (www.cisco.com/security),
passa in rassegna le tematiche di sicurezza che hanno tenuto banco nello scorso
anno; inoltre include previsioni per l’anno 2008 e raccomandazioni formulate dai
più importanti esperti Cisco in materia di security, quali John Stewart,
Chief Security Officer dell’azienda, e Dave Goddard, che ricopre il ruolo
di Vice President Customer Assurance and Security Programs.
A
differenza dei tanti report di fine anno in questo settore, che sono focalizzati
sulle minacce alla sicurezza dei contenuti (virus, worm, trojan, spam e phishing),
il report Cisco amplia l’ambito della discussione includendovi sette categorie
di risk management, andando quindi ben oltre le singole criticità relative alla
sicurezza dei contenuti. Le categorie in questione sono la vulnerabilità, la
sicurezza fisica, il cybercrime, la minaccia interna, l’identità, l’errore umano
e il rischio geopolitico; nell’insieme, esse riguardano requisiti di sicurezza
quali la protezione dal malware, la protezione dalla fuoriuscita non autorizzata
di dati, la gestione del rischio a livello d’impresa, il disaster planning e
molto altro ancora.
I
contenuti del report Cisco confermano ulteriormente il fatto che le minacce e
gli attacchi informatici hanno ormai assunto una dimensione globale ed assai più
sofisticata che in passato. La crescente diffusione di applicazioni, strumenti e
metodi di comunicazione basati su IP crea infatti le condizioni per sferrare un
maggior numero di attacchi; si sta così aprendo un nuovo capitolo nella storia
delle minacce alla sicurezza e nelle metodologie di assalto.
Anni fa, virus e worm (ad esempio Code Red, Nimbda ed altri) infettavano i
sistemi informatici allo scopo di far danno e di dare notorietà ai loro
creatori. Con la diffusione dell’uso di Internet e dell’e-commerce, sono nate
nuove minacce miste (attacchi di phishing realizzati con l’invio di spam, botnet
ecc.) create allo scopo di sottrarre informazioni personali e denaro. Questo
approccio “stealth-and-wealth” si è poi ulteriormente evoluto, assumendo
dimensioni globali e caratteristiche tali da riguardare di frequente e
contestualmente più di una delle sette categorie di rischio elencate nel report.
Secondo Stewart, la sicurezza delle informazioni non è più semplicemente una
battaglia contro un virus o un attacco spam. Spesso sono in gioco anche fattori
di tipo legale, di identità e geopolitici. Stewart fa riferimento, ad esempio,
ai furti di identità realizzati ai danni delle grandi catene commerciali, e ad
un recente attacco di distributed denial-of-service avvenuto la scorsa
primavera, che sembra sia stato lanciato da hacker russi contro la vicina
Estonia con motivazioni di tipo politico. Secondo le notizie disponibili,
l’attacco sarebbe stato una reazione alla decisione delle autorità estoni di
rimuovere un monumento di guerra dell’era sovietica da un parco; il risultato è
stato il blocco completo di numerosi siti web governativi del paese.
“Il crimine informatico sta cambiando pelle sotto i nostri occhi, e spesso si
serve di tecniche ben note, ma che in precedenza erano utilizzate solo tramite
mezzi elettronici” spiega Stewart. “Non ci si può permettere di
affrontare le minacce alla sicurezza delle informazioni come se si trattasse di
battersi solamente contro un virus, o un attacco di phishing; le minacce
implicano tecniche di social engineering e tecnologia, così come il
riconoscimento della fiducia e dell’uso pervasivo della Rete. Oggi, lo sforzo
per mantenere al sicuro le aziende, i paesi e l’identità delle persone richiede
un elevato livello di coordinamento fra attori che, tradizionalmente, non
collaboravano tanto strettamente quanto sarà loro necessario in futuro. I team
che si occupano della sicurezza IT, le aziende, i governi, le forze dell’ordine,
i consumatori, i cittadini: sono tutti potenziali obiettivi di attacco, ma anche
tutti potenziali alleati. L’efficacia della sicurezza a livello nazionale,
aziendale e personale dipenderà dalla collaborazione e dalla comunicazione fra
tutti questi soggetti”.
Secondo Steward e Goddard, alla base del successo di questa collaborazione c’è
una azione educativa. Il report Cisco propone numerose linee guida per ognuna
delle sette categorie di risk management individuate. Ecco alcune delle più
importanti.
- Condurre su base regolare verifiche all’interno delle organizzazioni che
possono costituire un target interessante per il crimine informatico e valutare
le possibili modalità con cui esse possono essere attaccate. “Gli attacchi
spesso finiscono per avere successo perché non si sono seguiti i principi base
della sicurezza: prevenzione delle intrusioni a livello di host, aggiornamento
dei sistemi con le patch e gli upgrade che risolvono problemi di sicurezza, e
verifiche regolari” afferma Steward.
- Tenere ben presente il fatto che le minacce agiscono in parallelo con le
modalità di utilizzo dei sistemi “Gli hacker vanno dove vanno i più”
spiega Goddard. “Ed ogni volta che si inserisce una nuova applicazione
o un nuovo dispositivo, emergono nuove minacce”.
- Cambiare la mentalità dei dipendenti, dei consumatori e dei cittadini, che
tendono a considerarsi semplici spettatori, dando loro la possibilità di
diventare attori influenti, condividendo la responsabilità della sicurezza. I
team IT dovrebbero guidare questo cambiamento, ma non è un compito di loro
esclusiva pertinenza.
- Dare priorità all’educazione in materia di sicurezza. Le aziende, i vendor del
settore security e gli enti governativi devono investire per educare e creare
consapevolezza del problema. Questa azione dovrebbe prevedere anche una
collaborazione a livello di settore fra partner e fra concorrenti.
- Istituzionalizzare la formazione nel campo della sicurezza IT includendola nei
curriculum scolastici e accademici.
- Quando si costruisce una rete sicura, non tenere in considerazione solamente
le prestazioni; concentrarsi piuttosto sulla capacità della rete di collaborare,
analizzare, adattarsi e risolvere i problemi di sicurezza globalmente, a partire
da gateway e server fino ai desktop e ai dispositivi mobili.
- I fornitori di sicurezza devono offrire soluzioni omnicomprensive, che coprano
tutta l’infrastruttura di rete, l’insieme delle applicazioni attive su di essa e
i dati stessi.
Il report è disponibile per la consultazione all’indirizzo:
http://www.cisco.com/web/about/security/cspo/docs/Cisco2007Annual_Security_Report.pdf
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