L’economia della conoscenza, una sfida ancora da cogliere per le Piccole e Medie Imprese del Nord Est
(27 feb 2008) -
Una ricerca, realizzata dal Prof. Ferdinando Azzariti dell’Università Ca’Foscari
di Venezia in collaborazione con Cisco, mostra che innovazione e tecnologia sono
fattori importanti per il “salto di qualità” delle aziende, ma non sono ancora
percepiti come tali da molte realtà
di piccole e medie dimensioni.
Milano – Le piccole e medie imprese del Nord-Est? Realtà dinamiche e
vincenti sul mercato, con una comprensione chiara delle strategie vincenti, del
mercato in cui operano e dell’organizzazione che devono darsi per cogliere le
opportunità ma che iniziano solo ora a comprendere il vantaggio competitivo che
gli investimenti in tecnologia e una relazione con Università e parchi
scientifici possono offrire loro. Questa la situazione che emerge dalla ricerca
“Dall’economia dell’esperienza all’economia della conoscenza diffusa: questa la
nuova sfida per le PMI” realizzata dal prof. Ferdinando Azzariti dell’Università
Ca’Foscari di Venezia in collaborazione con Cisco Italy.
La ricerca ha coinvolto 250 piccole e medie aziende del Nord Est (Veneto, Friuli
e Trentino Alto Adige), di settori di appartenenza eterogenei, ed è stata
realizzata con interviste dirette con gli imprenditori. Il campione è stato
definito per classi di addetti, secondo una suddivisione dimensionale che ha poi
trovato riscontro nella definizione di quattro diversi modelli imprenditoriali:
la Band (1-9 addetti), la Compagnia di Ventura (10-49 addetti), la Tribù Mobile
(50-99 addetti) e Il Villaggio Globale (100-250 addetti), a sua volta suddiviso
in Villaggio Globale Tascabile, ossia l’impresa operativa a livello europeo, e
Villaggio Globale Esteso, impresa operativa a livello mondiale.
I modelli sono definiti in base a cinque fattori:
- La strategia: approccio imprenditoriale, visione, propensione alla
managerializzazione d’impresa
- Il mercato: mercati di riferimento attuali e sviluppi futuri
- L’organizzazione: modelli organizzativi adottati e cambiamenti in corso o
previsti
- L’innovazione: principalmente il rapporto con le istituzioni (Università,
Parchi Scientifici) che possono favorirla
- La tecnologia: realizzazione di brevetti, valore dato all’informatizzazione
per lo sviluppo aziendale, utilizzo della stessa per la comunicazione interna ed
esterna e per la gestione di modalità di lavoro “virtuali” o a distanza.
Strategia, mercato e organizzazione sono tre sfide fondamentali, che le imprese
del Nord Est affrontano già in maniera vincente. Non così avviene per
l’innovazione e per la tecnologia che rimangono per lo più al margine della
plancia di comando dell’imprenditore: la ricerca può essere sviluppata anche in
modo consistente al proprio interno, ma le realtà universitarie e di ricerca
esterne sono scarsamente considerate; la tecnologia è adottata per scopi
gestionali e di comunicazione, ma è quasi sempre considerata un centro di costo
necessario – e non necessariamente capace di sviluppare vantaggio competitivo.
Anche se gli imprenditori dichiarano, su orizzonti temporali e mercati
differenti, di avere importanti obiettivi di crescita, pochi dichiarano di voler
aumentare gli investimenti in tecnologia per il futuro: anzi, nei casi delle
aziende più grandi (Villaggio Globale) si ritiene che nei prossimi tre anni si
avrà una loro riduzione. La convergenza su IP delle reti dati, voce e video, il
wireless e la mobilità, gli strumenti di collaboration sono visti più come
costi, non come investimenti in grado di generare valore strategico. Al crescere
delle dimensioni e della struttura aziendale l’interesse e la conoscenza in
merito aumentano, ma non risultano decisive: in genere ci si pone in una
posizione da “follower”, restando in attesa di valutare, sulla base
dell’esperienza di altri, se integrarle nella propria impresa o meno.
“Eppure, e la ricerca lo dimostra, innovazione e tecnologia sono fondamentali
per il “salto di qualità” che può trasformare un’impresa di successo in impresa
di successo globale: e lo si vede considerando la differenza sostanziale nel
valore dato alle variabili tecnologiche e di innovazione che si evidenziano nel
modello imprenditoriale “Villaggio Globale Esteso” rispetto al “Villaggio
Globale Tascabile” e agli altri modelli” commenta il prof. Azzariti.
Le aziende “Villaggio Globale Esteso” sono quelle che meglio hanno compreso il
valore dell’economia della conoscenza e lo hanno sfruttato per evolversi: il 12%
di imprese del campione che ha dimostrato performance di crescita superiori alle
altre, con percentuali anno su anno superiori al 20%, è costituito proprio da
aziende in cui innovazione e tecnologia sono fattori controllati e considerati
fondamentali quanto la strategia, i mercati e l’organizzazione.
“Questa ricerca è particolarmente rilevante perché dimostra che il piccolo e
medio imprenditore italiano affronta in modo evoluto e vincente sfide
importanti, quali ad esempio la globalizzazione, controllando strategie, mercati
e fattori organizzativi nel migliore dei modi” afferma Stefano Somenzi,
Direttore della divisione PMI di Cisco Italy. “Tuttavia vi sono sfide
tecnologiche e di innovazione che non possono essere lasciate cadere se si vuole
fare un salto di qualità in un contesto competitivo che cambia di giorno in
giorno. Tutto ciò” - prosegue Somenzi - “ conferma la strategia
che Cisco sta portando avanti da anni insieme ai partner specializzati per
questo mercato, che è al cuore della crescita e dello sviluppo del nostro paese.
Il fatto che questa visione debba ancora essere pienamente condivisa dalle
aziende è la sfida che noi come Cisco dobbiamo a nostra volta cogliere,
continuando a migliorare e diversificare la nostra offerta di prodotti e
servizi”.
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