Donne e ICT: stereotipi e mancanza di modelli positivi
(26 ago 2009) - Le
studentesse non proseguono negli studi e non si avviano a carriere ICT
nonostante abbiano buone competenze ed interesse per l'informatica, mantenendo
molto accentuata la disparità di genere nel settore. Questa la realtà emersa
dallo studio "Donne e ICT: perché le ragazze non entrano nel mondo della
tecnologia" commissionato da Cisco a EUN Schoolnet, partnership internazionale
composta dai trentuno ministeri dell'istruzione dei paesi europei.
Lo studio, che ha coinvolto studenti di scuola secondaria superiore, insegnanti
e genitori di entrambi i sessi in Italia, Francia, Paesi Bassi, Polonia e Regno
Unito, ha evidenziato una sostanziale parità di attitudini e interesse per
l'informatica fra i ragazzi e le ragazze. Il numero di ragazze che sceglie di
proseguire gli studi nel settore tecnologico è in proporzione elevato, ma la
maggior parte di esse in ogni caso non intende avviarsi a una carriera nell'ICT,
causando così una pesante dispersione di talenti e capacità che sarebbero molto
utili in un mercato che, nonostante la crisi economica, soffre la mancanza di
figure professionali specializzate.
I risultati generali dello studio hanno evidenziato che il 50% delle ragazze che
dichiara di essere interessata all'ICT non prosegue gli studi nel settore; non
basta amare l'informatica per decidere di dedicarsi ad essa nella vita. Il
fattore che demotiva le studentesse è la convinzione che l'ambito ICT sia "di
per sé più adatto agli uomini". Laddove questo pregiudizio è meno forte, come in
Italia o in Polonia (dove meno di un terzo delle studentesse ha espresso tale
opinione) la percezione delle professioni tecnologiche, il ruolo dell'ICT nella
società e in generale la valutazione del settore sono più positive. Di contro in
Olanda, unico paese in cui oltre il 50% delle ragazze crede nella "superiorità
maschile" rispetto ai lavori ICT, si è riscontrata la percezione più negativa.
"La competitività dell'Europa dipende dalla capacità di attrarre e trattenere
lavoratori specializzati, specialmente nel settore Hi-Tech: ma solo un esperto
di informatica su 5 è donna" scrive nell'introduzione al white paper nato dalla
ricerca Viviane Reding, Commissario dell'Unione Europea per l'Information
Society e i Media, "L'Europa ha bisogno di più "cyberellas": donne dotate delle
competenze digitali del futuro, che sono essenziali per assicurare al continente
un ruolo importante nel settore ICT di domani. Per liberare questo fiume di
talento si deve dare particolare attenzione alle modalità per incentivare la
partecipazione delle donne nel settore"
L'Italia - Oltre gli stereotipi, ma mancano modelli femminili a cui guardare
Anche in Italia si è confermata la sostanziale parità di conoscenze e attitudine
verso l'ICT fra ragazze e ragazzi, che valutano in modo paritario le proprie
capacità; il 76% delle ragazze dichiarano di essere "interessate o molto
interessate all'ICT" ma il tasso di "drop out" (ovvero di ragazze che nonostante
l'interesse per la materia si orientano verso diverse scelte universitarie e
professionali) sale però al 61%. Solo il 15% delle ragazze dichiara di essere
positivamente decisa a studiare e lavorare nel settore.
Le ragazze coinvolte nella ricerca hanno dichiarato in oltre il 50% dei casi di
avere un modello di riferimento a cui ispirarsi per le scelte di studio e
carriera; di queste, il 58% ha indicato una donna, prevalentemente la madre o
una insegnante di sesso femminile. Madri e insegnanti però non sono un buon
modello: usano il PC meno degli uomini, e lo usano per fare meno cose. Oltre il
50% delle insegnanti ed il 60% delle madri coinvolte nella ricerca, infatti,
usano il computer meno di 30 minuti al giorno; solo il 5% di questi potenziali
"modelli femminili" ha dichiarato di avere competenze minime di networking
(valutate come la capacità di risolvere piccoli problemi di connettività
domestica autonomamente): questa percentuale fra gli uomini sale al 41%.
Il peso degli stereotipi è sempre forte, anche se meno che negli altri paesi.
Richiesti di valutare quattro tipici profili ICT (sales manager, software
developer, system engineer, network consulting engineer), genitori e insegnanti
di entrambi i sessi hanno valutato che fossero "più adatti agli uomini": le
madri hanno questa convinzione nel 40% dei casi. Nessuna delle madri ritiene che
una donna potrebbe fare meglio di un uomo il system engineer o il software
developer.
In tutti i gruppi (genitori, insegnanti, studenti) si è rilevato uno scollamento
tra la percezione delle abilità richieste e delle opportunità aperte dalle
professioni ICT e la realtà. Le studentesse mettono al primo posto fra le
caratteristiche di un lavoro "ideale" l'opportunità di lavorare, l'indipendenza,
l'utilità per la collettività e la possibilità di lavorare con altre persone:
caratteristiche che i lavori ICT in possiedono ma che non sono percepite
correttamente.
Italia – L'entusiasmo delle madri fa la differenza e le giovani generazioni
hanno una visione più paritaria del settore
Dalla ricerca sono emerse alcune peculiarità positive che distinguono il nostro
paese dagli altri interessati alla ricerca. Le madri, pur senza competenze
informatiche, sono due volte più interessate degli uomini ad acquisirne, con un
dato superiore alla media rispetto a quanto registrato negli altri paesi: un
entusiasmo che, anche nei dati generali della ricerca, si è rivelato la chiave
per la trasmissione di una immagine positiva dell'ICT fra madri e figlie. Non è
la competenza in sé a fare la differenza, quanto l'atteggiamento positivo delle
genitrici.
Inoltre analizzando la percezione del lavoro ICT fra gli studenti è emerso che
le generazioni più giovani hanno un livello di fiducia nell'attitudine per l'ICT
delle ragazze più alto di quanto si sia riscontrato negli altri gruppi. Il 15%
di essi ha dichiarato di ritenere che le donne farebbero meglio degli uomini un
lavoro di system engineer.
Investire nella formazione in ambito informatico si rivela una ottima
opportunità per entrare nel mondo del lavoro con il piede giusto. Alessia, una
ragazza di 26 anni proveniente da un piccolo paese in provincia di Bari, dopo
una laurea in Informatica ha frequentato una Cisco Networking Academy. "Ho
frequentato i corsi alternando i viaggi dal mio paese alla sede in Nord Italia
dell'Academy e le lezioni a distanza. Ma appena due settimane dopo avere
conseguito la mia certificazione CCNA sono entrata in un'azienda come tecnico
informatico"
Serena oggi lavora come Network Security Engineer per una grande azienda nel
settore delle telecomunicazioni ed insegna presso una Cisco Networking Academy
di Roma, la stessa in cui ha conseguito diverse certificazioni specialistiche.
"Insegnavo all'università ma mi sono interessata al mondo delle Reti, ha una
tale varietà che non si smette mai di imparare e si possono trovare sempre nuovi
stimoli. A tutte le ragazze che vorrebbero entrare nel settore ICT consiglio di
non sottostimarsi. Anche se sono sempre stata una delle poche donne presenti
all'università, ai corsi, sul posto di lavoro, io non ho mai subito alcuna
discriminazione"
Luca Lepore, Responsabile in Italia del Programma Cisco Networking Academy, il
programma di formazione in ambito ICT lanciato da Cisco in tutto il mondo, crede
che le aziende del settore e i governi dovrebbero collaborare per cambiare
l'atteggiamento delle ragazze e ispirarle maggiormente. "Oltre all'impatto che
il divario fra i generi può avere sulla carenza di figure professionali
specializzate, la scarsità di donne che entrano nell'ICT è una perdita di
talenti per le imprese e uno spreco di opportunità di entrare nel mercato del
lavoro per le donne. La scarsa rappresentazione delle donne nel settore si
perpetuerà se non si fa di più per educare, sostenere e incoraggiare le ragazze
e le donne che sono il loro modello. La collaborazione fra pubblico e privato
può essere strategica anche per "aprire le menti" delle ragazze, dando loro
accesso a una visione più realistica ed accurata del mondo ICT e dei lavori in
questo settore".
Se si richiudesse il divario di genere…
Che l'ICT possa essere una grande opportunità di ingresso femminile nel mondo
del lavoro è dimostrato da diversi dati che prevedono, per i prossimi decenni,
un deficit di professionisti IT di grandi dimensioni: già entro il 2010 secondo
il CEPIS (rapporto E-Skills in Europe 2007) 70.000 posti di lavoro all'anno
resteranno scoperti. Più in generale, tenendo conto della prevista diminuzione
di popolazione nel continente causata dallo squilibrio demografico fra nascite e
morti, secondo un report McKinsey (Women Matter, 2007) nel 2040 potrebbero
mancare 24 milioni di lavoratori – una cifra che scenderebbe a 3 milioni se il
tasso di occupazione femminile aumentasse fino a raggiungere quello maschile.
Secondo dati della Commissione Europea attualmente il settore ICT vede 12
milioni di posti di lavoro e conta per il 6% del PIL dell'Unione Europea. Le
donne sono largamente sotto-rappresentate: nel 2004 meno del 25% delle laureate
in informatica dell'Europa a 27 era donna; le professioniste in ambito
informatico sono il 27,8% del totale e fra gli ingegneri progettisti informatici
si conta solamente un 9,6% di donne. A livello accademico, appena il 5,8% delle
posizioni di livello senior è ricoperto da persone di sesso femminile.
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