Inaugurazione del museo di Palazzo Grimani
(19 dic 2008) -
Sabato 20 dicembre 2008 alle ore 11, il Soprintendente Speciale PSAE e per il
Polo museale di Venezia Giovanna Nepi Scirè e il Soprintendente per i Beni
Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna Renata Codello inaugureranno
l’apertura del nuovo Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa, Ruga Giuffa,
Castello 4858.
Porteranno il loro saluto il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro
Bondi, il Direttore Generale Roberto Cecchi, il Presidente della Regione
Giancarlo Galan, il Presidente della Provincia Davide Zoggia e il Sindaco
Massimo Cacciari. Interverrà inoltre il Prof. Wolfgang Wolters dell’Università
di Berlino.
Il palazzo sarà finalmente visibile al pubblico dopo lunghi e laboriosi restauri
diretti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Venezia
e Laguna, restauri illustrati in una preziosa pubblicazione, curata dalla stessa
Soprintendenza, e presentata in questa occasione.
In considerazione della particolarità e dell’importanza che Palazzo Grimani
riveste nella storia della città e nel cuore dei veneziani, da martedì 23
dicembre 2008 a martedì 6 gennaio 2009 la Soprintendenza speciale PSAE e per il
Polo Museale di Venezia sarà lieta di far visitare gratuitamente ed
esclusivamente il palazzo a tutti i cittadini nati e/o residenti a Venezia. La
visita sarà consentita solo previa prenotazione telefonica al n. 041 5200345 e
la presentazione di un documento di identità all’ingresso.
La delicatezza degli ambienti affrescati ed i pavimenti a pastellone, in gran
parte originali, obbliga il contingentamento dei visitatori: gruppi di 25
persone, accompagnate da una guida con partenze fisse alle ore 09.30, 11.30,
13.30 di ogni giorno, lunedì escluso.
Da mercoledì 7 gennaio 2009 il costo del biglietto sarà di 8 euro, 4 euro il
ridotto.
La principesca dimora dei Grimani a Santa Maria Formosa venne acquistata dallo
Stato nel 1981 in stato di grave degrado. Eccezionale scrigno di antichità e di
opere d’arte, il palazzo fu meta sin dal Cinquecento di visite di stato e
oggetto di un’entusiastica descrizione nella Venetia di Francesco Sansovino.
La famiglia, una delle più in vista di Venezia, annoverava tra i suoi membri
personalità illustri come il doge Antonio Grimani, il cardinale Domenico, suo
figlio e i nipoti Vettore, procuratore di San Marco, e Giovanni, patriarca di
Aquileia. Grazie alla fortuna finanziaria accumulata dal doge Antonio, i Grimani
poterono diventare mecenati d'arte e collezionisti tra i più aggiornati ed
esigenti dell’epoca. Domenico, oltre alle opere antiche e moderne, acquistò la
biblioteca di Pico della Mirandola e lo splendido Breviario di scuola
ganto-bruggese oggi conservato nella Biblioteca Marciana. Giovanni, che negli
anni sessanta del Cinquecento decise di ampliare il palazzo secondo modi
improntati all'architettura di matrice centro italiana, ideò - forse lui stesso
- la splendida Tribuna, una sorta di “museo” a pianta centrale con luminosa
lanterna alla sommità, che alloggiava più di centotrenta sculture tra opere
greche e romane e che costituiva un unicum a Venezia per impianto e solenne
rigore spaziale. Le antichità divennero parte integrante del palazzo ed
esaltarono ancor più gli ambienti in cui erano esposte. Dalla donazione di
queste raccolte archeologiche nacque lo Statuario Pubblico della Serenissima,
nucleo originario dell’odierno Museo Archeologico Nazionale di Venezia.
Il Palazzo, oggi, con gli straordinari elementi architettonici e le decorazioni
murali di Francesco Salviati, Federico Zuccari e Camillo Mantovano, gli stucchi
e le pitture di Giovanni da Udine è e vuole essere, prima di tutto, il “museo di
se stesso”. Tra le stanze riccamente decorate che si potranno visitare si
segnalano i raffinatissimi Camerini di Callisto e di Apollo, con gli stucchi
rinascimentali e le pitture murali di Giovanni da Udine e di Francesco Salviati;
le stanze da pranzo e la Stanza "delle verzure" di Camillo Mantovano, la sala
del doge Antonio con la cappella nell’ala nuova, risalente agli anni sessanta
del Cinquecento.
Grazie anche agli studi più recenti, si è in grado di ricreare con una buona
approssimazione la disposizione antica delle opere d’arte nel palazzo, di cui
rimangono nell’attuale allestimento alcuni selezionati ma significativi “segni”:
nella Tribuna è stato esposto, sospeso alla lanterna, il famoso gruppo scultoreo
di Ganimede rapito dall’aquila, una delle opere più ammirate della raccolta.
La collezione non si limitava tuttavia alle antichità greche e romane,
estendendosi anche alla pittura fiamminga e al complesso fenomeno delle
influenze reciproche tra mondo nordico e creazioni del Rinascimento italiano: da
Memling, Bosch, Patinir, al grande tedesco Dürer, a Jacopo de’ Barbari,
comprendendo alcuni dei maggiori artisti italiani del Cinquecento: Raffaello,
Michelangelo, Leonardo, Giorgione, Tiziano, Tintoretto. Completavano la raccolta
disegni, arazzi, gemme, cammei, ceramiche e molto altro. L’allestimento attuale,
estremamente sobrio e discreto, puntato essenzialmente sulla valorizzazione
degli ambienti, intende ricostruire almeno in piccola parte il gusto
collezionistico dei Grimani. Tornano “a casa”, dopo un attento restauro a cura
di Alfeo Michieletto, le straordinarie quattro Visioni dell’aldilà di Hieronimus
Bosch che Marcantonio Michiel aveva segnalato nel 1521 descrivendo la raccolta.
Il nuovo museo sarà legato al Museo Archeologico con un fil-rouge: le opere
appartenenti ai Grimani verranno contrassegnate in modo da essere immediatamente
riconoscibili ed entrambi potranno usufruire di un biglietto comune. Postazioni
con ricostruzioni virtuali della sezione archeologica saranno consultabili in
entrambi gli istituti.
Numerosi calchi verranno messi a disposizione dei non vedenti in una saletta
“amica” e un ascensore consentirà il superamento delle barriere architettoniche
per l’accesso al piano nobile.
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