l Ministro Bondi ha illustrato al Senato linee guida riforma fondazioni lirico sinfoniche
(03 feb 2010) - Il
Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, è intervenuto oggi
alla VII Commissione Permanente del Senato per riferire in merito ai principi
che ispirano la riforma del settore delle Fondazioni lirico-sinfoniche e dello
spettacolo.
“In via immediata – ha esordito il Ministro - per l’esigenza di assicurare un
adeguato contenimento dei costi, credo sia necessario riformare il sistema di
contrattazione collettiva delle fondazioni liriche, attribuendo ad un unico
soggetto a livello centrale la rappresentanza dei datori di lavoro. Mi riferisco
in particolare al deprecabile fenomeno della frammentazione della contrattazione
che reca disomogeneità e malfunzionamenti all’interno delle Fondazioni. Il
Ministero dovrà provvedere a fornire gli indirizzi per la stipula di un nuovo
contratto collettivo che sia più attento ai profili di razionalità
economico-finanziaria e sia volto a migliorare i risultati della gestione”.
"Così facendo intendo reintrodurre una disposizione normativa – ha proseguito il
Ministro – che attribuisca ad un unico soggetto centrale la rappresentanza
negoziale della parte datoriale, poiché le fondazioni lirico-sinfoniche sono da
ritenersi organismi di diritto pubblico, finanziati in larga parte da soggetti
pubblici quali Stato, Regioni, Province e Comuni. Ciò al fine di assicurare la
corretta allocazione delle risorse pubbliche e migliorare l’efficienza e
l’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, sia a livello
nazionale, sia a livello integrativo”.
“Non può ulteriormente tollerarsi – ha aggiunto Bondi - la deroga ormai
sistematica del contratto nazionale da parte dei contratti integrativi, così
come la giungla retributiva e normativa che vede la produttività delle singole
fondazioni liriche ai livelli più bassi d’Europa, rispetto a trattamenti
economici di tutto rispetto. Il trattamento integrativo in godimento dovrà
essere commisurato alla reale produttività del dipendente, anche a costo di
drastiche riduzioni dei costi dell’integrativo nel futuro”.
“Credo inoltre – ha detto ancora il Ministro - che la riforma debba tener contro
della non omogeneità che si riscontra nel variegato panorama delle fondazioni,
anche attraverso il riconoscimento di una particolare autonomia a quelle
istituzioni che rivestono connotati peculiari. Non si tratta nella maniera più
assoluta di costituire graduatorie o eccellenze. Non permetterò mai che si parli
di Fondazioni di serie A e di serie B.. Al contrario, bisogna delegificare
l’intera materia emanando regolamenti che tengano conto delle specificità di
ogni fondazione lirica, stabilendo, a seconda della tradizione, della storia,
della produttività e del ruolo assunto in Italia ed all’estero di ognuna, un
livello maggiore o minore di autonomia rispetto ai tradizionali poteri
ministeriali. E’ poi necessario confermare, anche a livello regolamentare,
l’attuale assetto che vede gli enti territoriali protagonisti della gestione di
questi enti. E’ ora, pertanto, di annullare l’intensa ed affastellata
legislazione sulle fondazioni emanando una vera e propria legislazione che
riordini l’intero settore. Ritengo, inoltre, necessario assicurare una più
proficua utilizzazione del personale, in linea con gli indirizzi generali di
stabilità economico-finanziaria”.
“A questo scopo - ha osservato il Ministro - occorre contemperare la possibilità
per il personale di svolgere attività di lavoro autonomo con le esigenze
produttive delle fondazioni, come oggi avviene, ma tenendo in estremo conto le
esigenze produttive di ogni fondazione. Non è possibile che formazioni parallele
vedano protagoniste le stesse maestranze al di fuori dell’ente, con
manifestazioni autonome. Ovvero potrà essere possibile all’interno di una seria
contrattazione di primo livello che tenga conto delle esigenze del datore di
lavoro al pari di quelle dei dipendenti. D’altro canto è necessaria una generale
riduzione dei costi del personale attraverso il meccanismo del turnover e la
possibilità per le fondazioni di avvalersi, compatibilmente con i vincoli di
bilancio, delle tipologie contrattuali e delle forme di organizzazione del
lavoro disciplinate dalla legge Biagi. Mi rendo conto che l’eventuale blocco del
turn-over è un provvedimento duro, ma in fase riorganizzativa generale sarà
necessario e sopportabile”.
“In tale ambito si inserisce – ha proseguito il Ministro - la tematica dell’età
pensionabile dei ballerini e dei tersicorei, che a mio parere va portata, così
come già previsto in molti Paesi europei, dagli attuali 52 a 45 anni. Insisterò
a livello governativo per riuscire in questa impresa di cui si parla da anni”.
“Inoltre – ha aggiunto Bondi - occorre razionalizzare l’intero sistema di
finanziamento statale destinato agli organismi dello spettacolo dal vivo,
rideterminando i criteri selettivi di assegnazione dei contributi agli organismi
di spettacolo, tenendo conto delle attività svolte e rendicontate, dei livelli
quantitativi e dell’importanza culturale della produzione svolta, della
regolarità gestionale degli organismi, nonché degli indici di affluenza del
pubblico. Si dovrebbe, a mio parere, rendere ancora più selettivi e trasparenti
i criteri da adottare per il finanziamento alle attività di musica, di danza, di
prosa e dei circhi e spettacoli viaggianti.
“Credo – ha concluso il Ministro - che la situazione che ho descritto richieda
interventi spediti e coraggiosi. Credo anche che le misure che Vi ho illustrato
nelle linee generali costituiscano una risposta adeguata ed efficace per
fronteggiare il momento di crisi di un settore di cui andiamo fieri nel mondo.
Le ho spiegate, a mio parere, in maniera trasparente e rispettosa del
Parlamento. So che spesso non è facile politicamente condividere provvedimenti
severi, ma ho il dovere di fronte al Paese di chiedere a tutte le forze
politiche, prima dell’eventuale adozione di provvedimenti d’urgenza che la
situazione comunque ci impone, un iter ragionevole, certo e celere per queste
proposte”.
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