Relazione annuale dell’Authority delle Comunicazioni
(16 lug 2008) -
AIIP, positiva per molti versi ma
è necessaria una maggiore attenzione ai numerosi fattori distorsivi della
concorrenza
Nella relazione annuale alle Camere,
il Presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, ha affrontato lo
stato odierno del mercato delle telecomunicazioni italiane cimentandosi
nell’arduo compito di illuminare il percorso verso un mercato realmente
competitivo ed innovativo, percorso che contribuisca alla crescita del PIL così
come auspicato dalla Commissione UE.
Nell’analizzare le argomentazioni proposte, AIIP non può che plaudere
alla visione che rende necessaria la stesura di un codice unico dei media,
come soluzione del nuovo scenario che vede integrare i mezzi tradizionali con
Internet. Allo stesso modo, accoglie con grande favore la visione del “nuovo
ruolo” delle Autorità, secondo cui si intende promuovere la creazione di reti
oggi non esistenti in tutte le tecnologie trasmissive e ad altissima capacità –
le NGN - ma nel contempo evitando nuove forme di concentrazione del settore in
senso monopolistico. Anche AIIP vede il modello portato avanti in alcuni Paesi
del Nord Europa (segnatamente la Svezia e l’Olanda, citati nella relazione) come
un esempio virtuoso di coinvolgimento del pubblico e del privato; AIIP osserva
però che il modello virtuoso vede un ruolo delle municipalità nella
realizzazione delle reti “dark fiber”, ma presuppone anche la presenza di più
operatori di servizi wholesale che affittano tali infrastrutture, e soprattutto
un numero consistente di operatori che hanno la possibilità di acquistare in
wholesale servizi di accesso e competono per offrire al consumatore servizi
diversificati.
In un giudizio complessivamente favorevole, però, AIIP è preoccupata da alcuni
passaggi; per esempio quando si affronta la telefonia mobile: avendo
riconosciuto che esiste una distorsione nel mercato delle tariffe di
terminazione, prima vi si pone rimedio, meglio è per i consumatori, ponendo un
termine all’ ingiustificato extra flusso di alcuni miliardi di Euro dalle tasche
dei consumatori verso gli operatori mobili che, quando non sono distribuiti gli
azionisti esteri, sono impiegati per acquisire quote di mercato nella telefonia
fissa. Allo stesso modo non si può condividere l’opinione che l’ingresso di
alcuni “rivenditori di servizi di telefonia mobile” - gli operatori virtuali di
fatto non esistono ancora in Italia - renda competitivo un mercato del mobile
oligopolistico le cui tariffe per le chiamate da fisso a mobile trovano
pochissimi eguali all’interno dell’Unione Europea.
AIIP accetta l’invito alla consultazione pubblica sugli impegni che l’incumbent
intende prendere. Osserva, però, che i 72 impegni presentati da Telecom
Italia sono volti a rispettare le regole a cui oggi l’incumbent è già
assoggettato per garantire parità di trattamento interno-esterno. Il fatto che
l’operatore dominante si proponga di rispettare quanto è stato violato
innumerevoli volte in passato non può e non deve essere condizione sufficiente
per dare il via ad un alleggerimento della regolamentazione. Pertanto AIIP
ribadisce che la regolamentazione nella larga banda non può essere
alleggerita a fronte dei soli impegni fin qui proposti.
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