Torna ‘Digital life’ di Telecom Italia e Fondazione Romaeuropa
(17 giu 2011) -
Scene, Digitalife, DNA-danza nazionale autoriale, Corpi
resistenti, Suoni: è in cinque capitoli la nuova avventura artistica di
Romaeuropa e lungo due mesi intreccerà i più diversi linguaggi contemporanei
per la ventiseiesima edizione del Festival.
Nei trentanove appuntamenti in programma, autori e artisti insieme a noi
lanceranno al pubblico la sfida a provare l’impossibile –Try the Impossible è il
titolo del Festival– penetrando un presente in profondo e incerto cambiamento e
spingendosi oltre i confini del possibile per osare un percorso di ridefinizione
di senso del nostro tempo.
Romeo Castellucci, Jan Fabre, Lloyd Newson e DV8, Saburo Teshigawara, Trisha
Brown, Peter Brook, Mario Brunello e The Irrepressibles sono i graditi ritorni,
ma la parola andrà anche alle nuove generazioni, rappresentate da artisti come
Hofesh Shechter, dai focus sulla nuova danza autoriale italiana e araba,
dall’attenzione rivolta alle compagnie di ricerca teatrale italiana come
Ricci|Forte e Muta Imago, e ai debutti ad alto contenuto tecnologico come Yuval
Avital, Juste Janulytė e Luca Scarzella, Fabio Cifariello Ciardi e Uri Caine, e
troverà in Digitalife le nuove fonti della creatività attraverso il rapporto tra
arte e industrie avanzate.
Diretto da Fabrizio Grifasi, con Monique Veaute alla presidenza, il Festival
nella sua 26a edizione è sostenuto dal Ministero per i Beni e attività
Culturali, Comune di Roma, Regione Lazio, Provincia di Roma, Camera di
Commercio, Fondazione Roma e Università Roma Tre, ed è prodotto dalla
Fondazione Romaeuropa in collaborazione con Telecom Italia.
La collaborazione con Telecom Italia, già partner unico dell’Opificio Telecom
Italia, si dispiega poi nei cinque appuntamenti a più alta componente
innovativa della rassegna Metamondi: Sandglasses di Juste Janulytė e Luca
Scarzella, Nasdaq Match 0.2 di Uri Caine e Fabio Cifariello Ciardi, Obsession di
Saburo Teshigawara, Bach: Streetwiew di Mario Brunello e Teho Teardo, la
creazione di Trisha Brown al Teatro Olimpico. A ribadire la propria vocazione a
sostenere le arti performative di eccellenza, Telecom consentirà anche la
possibilità di seguire su telecomitalia.com, sia streaming live sia on demand,
gli ultimi tre appuntamenti appena citati.
Scene
Sarà Saburo Teshigawara a inaugurare il 26° Romaeuropa Festival, primo artista
della sezione Scene, dedicata a danza e teatro. Con Obsession, duo di raffinata
bellezza coreografica creato da Saburo Teshigawara, in cui protagonista è la
pulsione erotica. Ispirato al cortometraggio Un chien andalou di Luis Buñuel,
Obsession ha nell’universo surrealista il punto di partenza per una danza di
rigore e nitidezza prodigiosi che riplasma fluidamente i corpi.
E dopo questo indiscusso maestro della coreografia internazionale ecco altri due
decani della scena mondiale:
Peter Brook che, dopo Nozze di Figaro e Don Giovanni, torna a lavorare
sull’amatissimo Mozart presentando una sua peculiare elaborazione de Il flauto
magico, una visione intima e poetica della fratellanza tra esseri umani,
dell’incantesimo del passaggio all’età adulta, del gioco della seduzione,
dell’amore e dell’amicizia;
icona della danza statunitense, acclamata a livello mondiale, Trisha Brown sarà
protagonista di due appuntamenti: un focus per ricomporre e ripercorrere la
straordinaria carriera della coreografa in un ritratto a tutto tondo che arriva
fino alla sua ultima creazione. Il primo round è al MAXXI con gli Early Works,
una selezione dei suoi primi lavori più significativi, il secondo al Teatro
Olimpico dove presenterà quattro dei suoi classici, tra cui Foray, Forêt, e una
nuova creazione che debutta a Romaeuropa in prima nazionale;
con l’atteso ritorno di Lloyd Newson e i suoi pluripremiati DV8 Physical Theater
troviamo il primo dei lavori di questa 26a edizione che gettano uno sguardo
visionario sulle incertezze antropologiche e sociali del presente: Can we talk
about this? affronta infatti il rapporto tra le politiche multiculturali, la
censura sugli artisti, la libertà di stampa e di espressione;
Hofesh Shechter, che a due anni dal debutto nel nostro Festival torna nella
capitale, a sua volta presenta una parabola sulle dinamiche e i comportamenti
sociali: la sua ultima coreografia Political Mother, di esaltante energia
fisica, è sospinta da una poderosa musica, eseguita dal vivo, che picchia duro
sulle corde del rock;
una visione contemporanea, aggressiva e poetica del mito riporta al Festival Jan
Fabre: ecco l’artista più incendiario delle scene d’oltralpe alle prese con
Prometeo, il titano che dopo aver aiutato Zeus a battere gli altri titani, si
ribella schierandosi dalla parte degli umani, regalando loro il segreto del
fuoco e quindi il potere di creare e distruggere, di fare le guerre;
con Il Velo Nero del Pastore Romeo Castellucci firma un’ulteriore tappa di
quella che appare una ricerca sull’intrinseco potere religioso del teatro. A
innescare la drammaturgia di immagini inquiete di Castellucci è l’omonimo
racconto di Nathaniel Hawthorne, dove è protagonista una comunità spaesata di
fronte al suo pastore che si cela il volto con una stoffa: uomini intimoriti di
fronte a ciò che non riescono a vedere e a comprendere;
è ancora lo spaesamento al centro del lavoro di Muta Imago, Displace.
Un’avventura dai tratti epici nel vortice dell’uomo contemporaneo, nel suo senso
di perdita, di smarrimento e di rivolta, nella rabbia e nella sua sublimazione;
collettivo teatrale impostosi all’attenzione di pubblico e critica con
eccezionale rapidità, Ricci|Forte presenta per la prima volta sulla scena il
ciclo integrale Wunderkammer Soap, completato appositamente per Romaeuropa dalle
ultime due nuove kammern Ebreo di Malta e Strade di Parigi: sette cortocircuiti
tra il presente, i personaggi del drammaturgo elisabettiano Christopher Marlowe
e l’estetica del teatro barocco.
DNA
Danza Nazionale Autoriale, un progetto della Fondazione Romaeuropa alla sua
seconda edizione, squaderna l’universo della coreografia creativa italiana
attraversandolo nelle sue varie componenti alimentandosi nella collaborazione
con alcuni dei Network più interessanti del nostro territorio nazionale. In ogni
serata, che oltre agli spettacoli prevede un incontro del pubblico con autori,
interpreti, organizzatori e critici, troveranno la scena peculiari processi
creativi e performativi: dal più strutturato Cantando sulle ossa di Francesca
Foscarini, passando per il più aperto e flessibile AnnotTazioni di Daniele
Albanese, e per il work in progress *(Titolo Futuribile) di Francesca Pennini,
per arrivare a Michele Di Stefano con le sue Instruction Series III: Orang Orang,
delle vere e proprie istruzioni per una performance che i danzatori ricevono via
mail e devono poi interpretare a loro modo sul palcoscenico.
Corpi resistenti
Tra i popoli del vicino Oriente e dell’Africa del Nord, soffia impetuoso un
vento di libertà: la richiesta di democrazia corrisponde anche a una primavera
nelle arti? Con Corpi resistenti –presentati nell’ambito di France Danse-
arrivano sulla scena romana una serie di danzatori e coreografi che, più che un
dato stilistico, hanno in comune le origini in quella striscia di terra che
collega l’Oceano Indiano con l’Atlantico.
Dall’iracheno Muhanad Rasheed, con il suo solo B Dream dove il senso dello
scorrere del tempo viene deliberatamente oscurato, all’egiziano Mahmoud Rabiey,
detto Vito, con Enshrined dedicato al rapporto tra l’uomo e Dio. Dalla Tunisia
il gradito ritorno di Radhouane El Meddeb, oggi attivo in Francia, e creatore e
interprete del solo Quelqu’un va danser, un tributo alla memoria a passo di
danza, ma anche il debutto via Skype di Selma e Sofiane Ouissi, un duo che si
considera un artista solo, ancora costretti a lavorare in due paesi diversi,
Francia, lei, e Tunisia, lui. Dall’Algeria Nacera Belaza, altra coreografa
trasferitasi a Parigi e autrice di due suggestivi lavori Le Temps Scellé e Les
Sentinelles, e Fares Fettane che nel suo La fin ce n’est que le commencement
esplora in modo personale la poetica della trance, per giungere infine in
Marocco, con il Grouppe acrobatique de Tanger e lo spettacolo Chouf Ouchouf di
Zimmermann & de Perrot. Questi artisti assieme a operatori e critici saranno
protagonisti di un incontro con il pubblico dove parleranno del loro modo di
fare arte e di rapportarsi alle loro origini culturali.
Suoni
Le diverse anime, anche contrastanti, della musica hanno da sempre cittadinanza
garantita al Romaeuropa Festival: oltre alle scorrerie di Mario Brunello e Theo
Teardo nelle Fughe di Bach, la seducente musica contemporanea di Janulyte e
l’eclettismo suggestivo e ironico di Uri Caine e Cifariello Ciardi, di cui
abbiamo già parlato, le proposte del Festival si aprono al rock sperimentale e
contemporaneo, alla musica classica e alle contaminazioni tra musica e poesia.
Emblema del rock sperimentale anni ’70, disco profetico quanto al suo apparire
incompreso Metal Machine Music di Lou Reed è divenuto con il tempo la stella
polare per molte delle avanguardie della musica giovanile: l’ensemble
Zeitkratzer ne propone in prima italiana la versione definitiva della sua
straordinaria trascrizione per strumenti acustici, che non perde nulla del
fascino e della potenza del rock;
se i rockers come Reed hanno guardato alla ricerca musicale, anche i compositori
da anni rivolgono la loro attenzione alle musiche urbane: con Metropolis
Sentieri Selvaggi, uno degli ensemble italiani più blasonati in questo tipo di
esecuzioni, presenta una panoramica su brani di musicisti come Louis Andriessen,
Mark-Anthony Turnage, Michael Gordon, Carlo Boccadoro, affascinati dal ritmo del
funky, del pop, della disco e del rock ‘n roll;
Bach: Streetwiew di Mario Brunello, avventura in una delle più complesse e
affascinati partiture di Bach, L’Arte della Fuga, dove le singole voci musicali
s’intrecciano come le strade e i vicoli di una città. L’elettronica dal vivo,
curata da Theo Teardo, permetterà di rallentare fin quasi a fermare l’esecuzione
e cogliere i dettagli più nascosti della partitura;
Sandglasses, concerto multimediale creato da Juste Janulytė con Luca Scarzella,
attraverso l’uso delle tecnologie mira a destrutturare la percezione dello
spettatore e ricomporla in maniera nuova, emozionante, inconsueta;
Nasdaq Match 0.2 di Uri Caine e Fabio Cifariello Ciardi, ‘un duetto tra un
pianoforte e le SpA’ di tutto il mondo riunite in una immaginifica orchestra che
suona in un altrettanto immaginifico auditorium, la borsa valori;
le più inedite e interessanti proposte dal mondo della musica elettronica
risuonano anche quest’anno nella rassegna Sensoralia al Brancaleone, con cinque
appuntamenti nei due mesi del festival;
un inedito incontro tra musica e poesia lo propongono i Brodsky Concerts una
interpretazione delle liriche del grande letterato russo fatte da uno
straordinario attore come Dirk Roofthooft sulle e con le musiche di Kris Defoort.
Già ospite del Festival l’anno scorso con Sunken Red di Guy Cassiers,
considerato uno dei migliori attori del Nord Europa, Roofthooft della poesia –e
Brodskij era convinto che la poesia salvasse la vita–coglie il colore del suono,
le nuances ritmiche, depositandole con ammaliziata sapienza nelle sfumature
della musica;
alla testa dell’Orchestra di Santa Cecilia anche Antonio Pappano, un beniamino
del pubblico capitolino, incrocia la sua bacchetta con la lirica poetica: una
serata dedicata a Faust, con un programma che alla celeberrima interpretazione
musicale che ne diede Liszt ispirandosi a Goethe, la Eine Faust-Symphonie,
abbina una prima assoluta di Matteo D’Amico dal titolo Veni, veni Mephostophilis;
con il debutto a Romaeuropa di Yuval Avital, arriva sulle scene del festival un
compositore che si caratterizza per un originale incrocio di stili e culture
musicali: come biglietto da visita proporrà quattro prime assolute, tra cui un
brano composto appositamente per questa occasione Nyx nocturno. Particolare
anche la scelta degli esecutori, come gli ensemble “The running seven” composto
da sette eccellenti flautisti, o sette fisarmonicisti capeggiati da un virtuoso
dello strumento come Sergio Scappino;
nuova generazione di quell’art-pop di cui Lou Reed è stato uno dei fondatori,
The Irrepressibles tornano dopo il successo del loro concerto dello scorso anno
per concludere la 26a edizione del Festival presentando Nude, il nuovo disco e
soprattutto il nuovo show dal vivo, di una band che punta molto sul fascino del
suo cantante e leader Jamie McDermott e su una suggestiva spettacolarità
flamboyante, decadente, ironica fino al burlesque.
Grazie all’iniziativa della Regione Lazio, con il sostegno di Filas, Cattid e
Invitalia e prodotto dalla Fondazione Romaeuropa con Telecom Italia, ritorna
Digitalife in una versione ampliata e strutturata come una piattaforma di
quattro sezioni –arte, talks, suoni, industrie. Una panoramica a 360° proiettata
verso il futuro e i suoi artefici che troverà nella EX GIL il suo cuore pulsante
e il cui programma completo verrà presentato il 12 luglio in una apposita
conferenza stampa che sarà anche l’occasione per premiare i vincitori della
terza edizione della Romaeuropa Webfactory.
La campagna di comunicazione 2011 è ideata e curata dall’agenzia D’Adda,
Lorenzini, Vigorelli, BBDO
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