La Digital Generation 2.0: ragazzi, scuola, tecnologie, emersa dall'indagine ACNielsen per conto dell'Osservatorio permanente sui contenuti digitali
(02 apr 2007) - Le nuove tecnologie non sostituiscono il libro scolastico ma poco a poco lo “affiancano” nella didattica e nell’apprendimento da parte dei ragazzi. E’ così che il libro mantiene la sua importanza ma viene affiancato sempre più dall’uso della rete, con una progressiva integrazione dei contenuti del libro con l’uso di Internet anche per lo studio, soprattutto per le attività di ricerca e di approfondimento. Wikipedia meglio di una normale enciclopedia? Forse, a sentire i ragazzi; certo è che risulta meno autorevole e rassicurante.
È quanto emerge da un’indagine
condotta da ACNielsen per conto dell’Osservatorio permanente dei contenuti
digitali e BolognaFiere realizzata tramite “focus group” condotti su cinque
fasce di utilizzatori di contenuti digitali (dai 13 ai 18enni, oltre a genitori
27-50enni) e presentata oggi, 30 Marzo, a Roma, nell’ambito del seminario
“Digital generation 2.0: ragazzi, scuola, tecnologie” a Docet 2007.
Questo è il mondo dei giovanissimi e dei giovani – si tratta dei primi
risultati di un’indagine più complessa sugli atteggiamenti e sui
comportamenti dei consumatori nei confronti delle nuove tecnologie digitali che
verrà presentata il 9 Maggio a Roma -, fortemente connotato da una massiccia
presenza di nuove tecnologie. Parliamo di una realtà in cui, per esempio,
l’abbonamento a Sky riguarda circa il 22% delle famiglie con figli in età
15-18 anni, il 76% della popolazione possiede un lettore DVD e in cui il 76%
degli individui nella fascia 14-19 anni si connette ad internet (da casa o
scuola).
Cosa ne emerge?
La rete “integra” l’uso del libro ma non Io sostituisce – I processi in
atto non conducono però all’esautoramento e alla scomparsa della tradizionale
pagina scritta o del libro (di testo e non): danno invece vita a un processo ben
più complesso. I colloqui condotti da esperti e psicologi, sembrano, infatti,
tracciare le linee di un cambiamento più articolato in cui si passa da percorsi
di apprendimento di tipo lineare – da un’unità didattica a quella
successiva, da un capitolo a quello seguente, ecc. – ad altri di tipo
ipertestuale e combinatorio, in cui su un certo argomento le pagine di un libro
convivono (“con pari dignità” nel vissuto dei giovani, ma anche in quello
dei loro genitori) con tutto quanto può essere trovato in rete utilizzando i
numerosi motori di ricerca. Non solo: è ormai prassi comune che tutto quanto
trovato venga scaricato, utilizzato per approfondire o integrare quanto
disponibile su carta, sia rielaborato all’interno di percorsi personali,
spesso senza porsi assolutamente il problema della titolarità dei
diritti.
L’apprendimento da lineare passa
ad essere trasversale ai saperi e combinatorio - Si stanno modificano quindi i
processi con cui finora la scuola e l’università hanno strutturato la
didattica, con cui i docenti hanno imparato ad insegnare, con cui i genitori
hanno seguito i loro figli nei compiti a casa.
Processi che se da un lato possono esaltare le capacità dei ragazzi di fare
confronti, prendendo in esame, in parallelo, fonti e contenuti diversi, fornire
loro l’opportunità di accedere e gestire grandi quantità di informazioni -
fino ad oggi disponibili solo nelle maggiori biblioteche -, dall’altro possono
introdurre meccanismi “ansiogeni”, causati dalla difficoltà di districarsi
da soli senza guida nella enorme mole di dati e informazioni disponibili, e
anche dar luogo a fenomeni di digital divide, in cui chi dispone di accesso alla
rete e di conoscenze più approfondite sull’utilizzo delle tecnologie è
avvantaggiato anche da un punto di vista informativo e culturale.
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